Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/405

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

varianti 399


          Ogni moto piú leggiero
     mi spaventa e mi scolora,
     è lontana ancor l’aurora
     e non spero un chiaro dí. (parte)

[manca la scena corrispondente alla nona della redazione definitiva].

SCENA XII [ULTIMA]

Tempio magnifico dedicato a Bacco, con rogo nel mezzo, che poi s’accende.

Alessandro e Cleofide, preceduti dal coro de’ baccanti, che escono danzando. Guardie, popolo e ministri del tempio con faci. Indi Poro in disparte.

.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
Cleofide. Nell’odorata pira
si dèstino le fiamme. (i ministri con due faci accendono il rogo)
Alessandro.  È dolce sorte
d’un’alma grande accompagnare insieme
e la gloria e l’amor.
Poro.  (Reggete il colpo,
vindici dèi!)
Alessandro.  Si uniscano, o regina,
ormai le destre, e delle destre il nodo
unisca i nostri cori. (accostandosele, in atto di darle la mano)
.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
Alessandro. .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
che distrugger saprò.
Cleofide.  Ferma, o mi sveno!
Alessandro. Stelle! che far degg’io?
          Cleofide. Ombra dell’idol mio,
     accogli i miei sospiri,
     se giri intorno a me.