Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/327

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ATTO PRIMO 321
Chi mai non vide — fuggir le sponde,
la prima volta— che va per Tonde,
crede ogni stella — per lui funesta,
teme ogni zeffiro — come tempesta,
un picciol moto — tremar lo fa.
Ma, reso esperto, — si poco teme,
che dorme al suono — del mar che freme,
o sulla prora — cantando va. (parte)
SCENA VII!
Parte del giardino reale, con fontane rustiche da’ lati e boschetto sacro
a Diana in prospetto. Notte.
Issi pile, Toante e poi di nuovo Learco in disparte.
Issipile. Eccoci in salvo, o padre. È questo il bosco
sacro a Diana. Il mio ritorno attendi
fra quelTombre celato.
Toante. È questo, o figlia,
l’imeneo di Giasone? E queste sono
le tenere accoglienze?
Issipile. Ah ! di querele
non è tempo, signor. Celati.
Toante. Oh Dio!
Tu ritorni ad esporti
all’ire femminili.
(Learco s avanza, e, non veduto, ascolta in disparte)
Issipile. Il nostro scampo
assicuro cosi. Perche ti stimi
ciascuna estinto, accreditar l’inganno
dee la presenza mia.
Toante. Ma come speri
Eurinome ingannar?
Issipile. De’ Ienni uccisi
uno si sceglierà, che, avvolto ad arte
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