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XX - IPERMESTRA

Ipermestra. (Mi fa pietà.)

Danao. (Nulla ei scopri: respiro.)

Linceo. Deh! principessa amata, se veder non mi vuoi disperato morir, dimmi qual sia almen la colpa mia.

Ipermestra. (Potessi in parte

consolar l’infelice.)

Danao. (In lei pavento

il troppo amor.)

Linceo. Bella mia fiamma, ascolta.

Giuro a tutti gli dèi,

10 giuro a te, che sei

11 mio nume maggior, nulla io commisi, colpa io non ho. Se volontario errai, voglio sugli occhi tuoi

con questo istesso acciar, con questa destra voglio passarmi il cor.

Ipermestra. (a Linceo) Prence...

Danao. (temendo che parli) Ipermestra!

Ipermestra. Oh Dio!

Linceo. Parla.

Danao. Rammenta

il tuo dover.

Ipermestra. (Che crudeltà! Non posso

né parlar né tacer.)

Linceo. Né m’è concesso

di saper, mia speranza...

Ipermestra. Ma qual è la costanza, (con impeto)

che durar possa a questi assalti? Alfine non ho di sasso il petto; e, s’io l’avessi, al dolor che m’accora, già sarebbe spezzato un sasso ancora.

E che vi feci, o dèi? perché a mio danno insolite inventate

sorte di pene? Ha il suo confin prescritto