Pagina:Milani - Risposta a Cattaneo, 1841.djvu/42

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porti diversi da cui questi bacini vengono innaffiati; ma che parlò soltanto di uno dei partiacqua secondarii della Laguna, e proprio di quello dipendente dal flusso e riflusso della marea, dei due canali di S. Secondo e delle Tresse, che serrano ad est e ad ovest il paludo di S. Secondo;

che ha detto di avere scandagliato il fondo occulto della Laguna soltanto da S. Giùliano al forte di Marghera;

e che nel resto non fece parola che delle barene e dei paludi.

È dunque evidentemente falso ciò che scrive il dottore Cattaneo (pagina 11) «che l’ingegnere signor Meduna, nel di lui progetto, vi svolgeva tutta la conformazione della Laguna — i canali e ghebbi che ne solcano il fondo — la diramazione della marea — i partiacqua che ne dividono i grandi bacini — il caranto, il quale forma quasi continuo sostegno, e le varie profondità alle quali egli lo aveva esplorato colle trivellazioni».

Quest’ultimo vanto di avere esplorato colle trivellazioni tutta la Laguna veneta, una superficie di 172 miglia quadrate, è talmente sperticato, e quindi tanto dell’ordine di quelli di cui suolsi far bello il dottore Cattaneo, che basterebbe da solo per dimostrare che tutto quel lungo discorso è un’invenzione del dottore Cattaneo, e non un dettato dell’ingegnere signor Meduna.

118. ° Ciò che io ho detto sulla Laguna, relativamente alle sue attuali condizioni geologiche, topografiche, idrauliche, l’ho studiato da me nella Laguna l’ho studiato sulla magnifica carta della Laguna veneta, rilevata dall’I. R. Istituto geografico militare; l’ho imparato dai libri che trattano della Laguna.

Come dissi, il signor Meduna non parlò che di un partiacqua secondario, dei paludi c delle barene. Se anche io parlai delle barene e dei paludi dopo di lui, ciò doveva essere, perchè io doveva parlare della parte se mi era proposto di parlare del tutto; e se ne ho parlato prossimamente come egli ne parlò, ciò era poi assolutamente indispensabile, perchè non si trattava di una scoperta, non si trattava di divulgare un’idea nuova, ma semplicemente di copiare tutti e due, sul luogo identico, l’identico fatto topografico della Laguna noto a tutti, cioè la forma delle barene e dei paludi, gli stagni delle prime ed i canali delle seconde, e le altezze delle maree che superano il piano di questi e di quelle.

119.° Diciamo ora della parte di Laguna da attraversarsi col ponte.

Quanto si è detto, quanto si è scritto sul confronto delle diverse parti della Laguna che si potrebbero attraversare per riunire Venezia al continente con un ponte non fa che un inutile lusso di confronti, di poesia, di eloquenza.

Venezia è un’isola in mezzo ad una vasta maremma solcata da canali, inaffiati periodicamente da cinque porti; Venezia è un porto militare e commerciale: Venezia è una piazza forte per natura e per arte.

Per riunirla al continente conveniva dunque scegliere quella parte di Laguna ove il cammino fosse più breve per economia nella spesa — ove nulla, pochissimo, si turbassero le attuali condizioni idrauliche della Laguna per la conservazione del porto e dei suoi canali — ove il ponte trovasse al suo ricapito sul continente un luogo fortificato, che ne difendesse l’accesso, perchè potesse essere permesso dalla difesa dello Stato, perchè fosse sicuro in caso di guerra.

Queste sono tre condizioni evidenti, e non occorre essere nè soldato nè idraulico per intenderle, per conoscerne l’importanza.

Ora basta spiegare sotto gli occhi la carta topografica della Laguna veneta, perchè tutti a colpo d’occhio concludano, che la parte di Laguna che soddisfa a queste tre condi-