Pagina:Miranda (Fogazzaro).djvu/149

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il libro di miranda 145

Seguivano leggende in parte oscure
All’intelletto mio. Da tante larve,
Dai mister della notte, dai terrori
Onde ad ogni susurro trasalia,
Ero turbata. Già sull’orizzonte
Pendea la luna, impallidiva il cielo,
Echeggiava la via di qualche passo
Frettoloso. Indugiavansi socchiusi
Sulle pagine smorte gli occhi miei,
E il pensier mollemente, pien d’oblio,
S’effondea da quei sogni ad altri sogni.
Oh, mi destai.
Scriver non posso, è troppa
Del ricordar l’angoscia. E pur mi curva
Su queste carte sconosciuto impero
Ogni giorno più forte.
Inconscia quasi.
Una pagina volsi. Eravi scritto
«Feste d’amore». Salgono al mio viso
Le fiamme del rossor; la mano trema.
Era come un pugnale ogni parola,
Ed io mi dibattea sotto i pugnali.
Per chi, per chi? Non sono donne, ei mente.
Non sono donne! Dio, ma in questo mondo