Pagina:Mirtilla.djvu/105

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A T T O

Le matutine sue care dolcezze;
Quivi d’ogni stagion pendono i rami
Carchi di frutti, e di bei fiori adorni;
Quivi sono d’argento,
E di puri christalli i fiumi, e i fonti;
Ne trà i fior, nè tra l’erbe
Si cela angue maligno,
E non infettan le campagne, e i prati
Di mortifero succo l’aconito,
O la cicuta; ne pungenti ortiche,
Lappole, ò pruni, ò d’altre erbe infelici,
Sorgono trà i fecondi, e lieti campi;
Quivi, bella Mirtilla, all’hor, che ’l Sole
E piu cocente, ragionando meco,
O cantando, ò posando in grembo à l’erbe
Potrai startene à l’ombra, e di bei fiori
Tesser ghirlanda à le tue chiome d’oro.
Poscia nel vicin fonte
Mirar quanto sei bella; ed io fra tanto
Ne le tenere scorce
De crescenti arbuscelli
Scriverò ’l tuo bel nome,
E ’l mio co’l tuo leggiadramente avvinto;
E dirò lor, crescete,
E creschino con voi gli Amori nostri;
E poscia al suon d’una palustre canna
Canterò ’l tuo bel viso,
E farò risonar fin à le stelle
La tua beltade, e la mia lieta sorte;


Eh