Pagina:Mirtilla.djvu/114

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A T T O

Tu provi pur ne le tue pene homai,
Quali sien le mie pene,
E quali sien del grand’Amor le forze.
Ard.Conoscol [t]roppo, e ’l mio fallir confesso,
E ben posso far fede ad ogni gente
Del sommo suo potere:
Ma, se far mi voleva à un tempo amante,
Divenir ed amata, ei pur dovea
Amante farmi de l’amante mio,
E non di me medesma; poi ch’altrui
Sì poco, e nulla à me giovar [p]oss’io,
Me stessa amando.
Ura.                                   Questo è del tuo falo
Degno castigo; ma se vuoi godere
Si te medesma, ama il tuo fido Uranio;
Però, che essendo ei per virtù d’Amore
In te cangiato, vita mia, ne segue,
Che me godendo, goderai te stessa;
Così le tue fatiche,
E l’amor tuo non fia gettato al vento.
E, poi che tu conosci l’error tuo,
Fanne debita emmenda, se non vuoi,
Che ’l Ciel teco si sdegni.
Si può, quando si vuole
Sgravarsi d’ogni colpa, e chi no’l face,
Chiede di se medesmo à i sommi Dei
Vendetta: piglia adunque il mio consiglio,
Non aspettar, che le dorate chiome
Si faccino d’argento, e che la fronte,


Ch’ora