Pagina:Mirtilla.djvu/56

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T E R Z O. 24

E sì come voi Ninfe sete belle,
Quanto più delicate, così noi
Tanto più belli siam, quanto più ruvidi:
Nè sdegnar punto dei questi caprigni
Piedi, poi che con questi ogni veloce
Fiera trapasso; e, se le corna altere
Di questa altera fronte ti dispiacciono,
Sovvengati, che in ciel la vaga LUNA
Hà le corna ancor ella, e nondimeno
Fù caramente amata
Dal nostro Agreste, e semicapro Dio
Bacco hà le corna anch’egli, & Arianna
Arse de l’Amor suo, sprezzando ogn’altro.
Se ti spiace il rossor di queste guance,
Guarda ben mio, che pur l’stessa Luna
Rosseggia, quando in Oriente appare,
E quando vento à noi minaccia, il Sole
È rosso, quando parimente sorge
Dal Mare, e quando ancor nel Mar si tuffa:
S’anco ti spiace questo hirsuto pelo,
Sappi, dolce mio ben, ch’Alcide invitto
D’un’horrido Leon la pelle indosso
Porto sovente, e per lui Deianira,
Tutta avvampava d’amoroso foco.
Filli non mi sdegnar, vieni, che in dono
Havrai la testa, e le ramose corna
D’un vecchio Cervo, vieni, almo mio Sole,
Ma tu non curi i doni miei, nè curi,
Ch’io sia (lasso) per te, qual nebbia al vento;


D   4      Ma