Pagina:Mirtilla.djvu/86

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Q U A R T O. 39

Per goder le tue gratie, in terra scese,
Mugghiò Toro, arse Fiamme, e cantò Cigno,
Fatt’Aquila rapì, piovve fatt’Oro,
E saltò fatto Satiro: & in somma
Sotto diverse forme si nascose,
Poco curando la gelosa Giuno,
Per gustar le tue gioie, e i tuoi diletti.
Tirsi, confesso ben, che alcuna noia
Sostien chi è d’Amor seguace, e servo;
Ma le pene d’Amor son tanto dolci,
Che tormentando porgano conforto,
E poco dolce molto amaro appaga.
Tir.Io non crederò mai, che dolce frutto
Venga d’amaro seme.
Cor.Se non ti rincrescesse d’ascoltarmi,
Forse ti renderei di ciò pentito.
Tir.Si pente sol chi erra, io non commetto
Alcuno errore, e però indarno tenti
Farmi pentir; ma compiacer ti voglio.
Sù dunque narra homai queste dolcezze
Piene di tanto assentio, e tanto fele,
Cor.Pensi tu, Tirsi, che l’haver in copia
Lanosa greggia, e l’esser abondante
In tutte le stagion di fresco latte,
L’haver paschi fioriti,
E più fiorito Armento;
Feconde piagge, e ben fronzute selve,
Vaghe colline, e coppiosi fonti,
E cani, e servi; e tutto quello in somma,


F   3      Che