Pagina:Mirtilla.djvu/93

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A T T O

Dì dunque, s’altro a dire in ciò resta.
Cor.Credi, o mio Tirsi, che non è contento,
Che si possa uguagliare a quel diletto,
A quella gran dolcezza, a quella gioia,
Che provano gli Amanti, allhor, che senza
Sospetto, e gelosia,
S’aman l’un l’altro. Tacerò del gaudio,
Ch’essi nel cominciar provano, mentre
Và crescendo d’Amor la bella fiamma.
Tacerò quel piacer, ben che sia immenso,
Che si sente bevendo per le luci
L’anima di chi s’ama; e taccio ancora
Quel diletto, che mandano l’orecchie
Al cor, sentendo amata voce, e chiara.
Lascio in disparte l’accoglienze grate,
Le lusinghe, i favori, i vezzi, i doni,
Et assai più de i doni, i frutti cari,
E aggiunger man sì dolcemente à manno,
E mill’altri contenti; e dirò solo
Di quel dolce piacer, che non ha meta,
Di quel piacer, quando gli amanti, e sposi,
Dopo qualche sospiro, e qualche stilla
Di lagrimette, sopra l’herbe, e i fiori
Sicuri stanno, od in spelonca opaca,
Dei diletti d’Amore
Segretaria fedele,
E che senza timor, senza rispetto
Mostra ciascuno a l’altro il core aperto;
E svelati i pensieri, e le passate


Pene