Pagina:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu/104

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stra delle loro spalle scultorie, dei loro seni giunonici e delle loro braccia vellutate. I drammi amorosi s’intrecciavano fra una presentazione e un complimento, fra una contradanza e un valzer, mentre le signore attempate e brutte esercitavano maledettamente la loro lingua alle spalle delle signore maggiormente corteggiate. Quella sera lì, quei po’ di corte che il conte Z...i faceva alla moglie del ministro di sua Maestà Cesarea, pare che dovesse tenere in moto più del solito le lingue malediche, se i due amanti, per sottrarsi a tanti occhi che si tenevano su di loro, cercarono un rifugio nel giardino. Quivi le piante erano folte, i sentieri s’intrecciavano come in un laberinto; qua e là delle grotte misteriose pareva che facessero invito alle coppie galanti di confidare alle loro pareti, coperte di muschio, i loro segreti. Per altro, la stagione invitava a quella dolce escursione; l’aria era tiepida, il cielo era stellato, e le magnolie profumavano acremente l’aere. I nostri innamorati, che avevano chiesta l’ospitalità ad uno di quegli erbosi nascondigli, non avendo per altro testimone che il piccolo e biondo Iddio d’amore, il quale, come si sa, essendo bendato non poteva dar loro suggezione, fecero trascorrere le ore in quel pezzo di paradiso senza che se ne avvedessero. Pe’ felici il tempo non batte le ore. Quando si svegliarono dal loro sogno d’amore, s’accorsero che il silenzio regnava nel palazzo: non più musica, non più danze, non più allegro cinguettìo di signore. Gl’invitati, compresa la padrona di casa, erano andati a letto. Figurarsi allora lo smarrimento della contessa, l’imbarazzo del suo cavaliere!... Intanto i due poveri innamorati non potevano aspettare l’alba, come Romeo e Giulietta, nel giardino; insieme al canto dell’allodola Dio sa quali grida beffarde sarebbero arrivate alle loro orecchie; laonde, fatta di necessità virtù, gridarono, gridarono tanto che la vecchia Nencini (anche le belle signore diventano vecchie) sentì le loro grida dalla sua camera. La bella di via San Gallo, come trent’anni prima la chiamava la contessa d’Albany, capì a volo, s’alzò da letto, infilò una vestaglia, e prima che accorressero i servi, aprì il cancello del giardino ai due amanti ritardatari ed augurando loro