Pagina:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu/87

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legazione all’isola del Giglio, il fratello di lui a sei mesi di reclusione e l’Orsini ad otto mesi della stessa pena.

Il Ciantelli scritto che ebbe la sua relazione si soffregò le mani e un risolino di soddisfazione apparve per un momento sulle sue austere labbra. Egli credeva, in buona fede, d’avere salvato il trono.

Ma a Palazzo Pitti, di codesto ministro di polizia focoso, di questo rompi-scatole ch’era venuto in uggia a tutto il paese, nessuno voleva più sentir parlare. Il Granduca, ingegno limitato, ma non despota, era già da un pezzo che s’era accorto come la Toscana, ove le istituzioni per vecchia abitudine funzionavano silenziosamente, quasi che officio dei ministri fosse quello di rivestire di feltro i perni dell’ingranaggio della macchina governativa per paura che i morti potessero essere turbati nel loro sonno eterno dal rumore del mondo, il Granduca, diciamo, s’era già accorto come la Toscana fesse divenuta un’appendice del ducato di Modena o delle Legazioni. Veramente non vi s’era ancora impiccato nessuno; ma gli esili, gli sfratti, le visite domiciliari, le relegazioni fioccavano allegramente, con immensa mortificazione dello stesso principe, il quale di giorno in giorno vedeva diminuire d’intorno a sè quella riputazione di bontà che i toscani e gli stranieri gli avevano decretato. Gli stessi ministri, sopratutto il Fossombroni e il Corsini i quali non avevano mai creduto sul serio all’efficacia delle manette e dei bavagli, e che anche recentemente rifiutando l’ospitalità al principe di Canosa, cacciato da Modena, mentre l’accordavano, malgrado qualche riserva, alle vittime di quella sconcia e losca contraffazione di Sejano, avevano mostrato come coi birri, anche se spiegassero sul loro blasone una corona di principe, non fossero cuciti a filo doppio, erano stanchi del Ciantelli; e non parve loro che si potesse presentare migliore occasione di quella per metterlo alla porta, come un servitore imprudente e mancante di tatto.

La mattina del 20 agosto l’illustrissimo signor presidente del Buon Governo se ne stava tranquillamente sdraiato nella poltrona del suo gabinetto a Palazzo Non-Finito sognando forse di succedere allo stesso Corsini nel posto di segreta-