Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/34

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nel 754, come appare dalle note annesse alla pubblicazione che ne fece il Troya1, il quale con grande critica ed erudizione quest’atto illustrò. In essa il re comincia dal dire che avendo il papa dimandato all’imperatore facoltà di collegarsi con chi potesse difenderlo, che questi vi aveva acconsentito: indi, che egli Pipino, col consenso de’ principali del regno, se sarebbe riuscito vittorioso de’ Longobardi, promette di donare alla Chiesa tutto ciò che sulla provincia d’Italia avevano questi usurpato, senz’altra condizione fuorchè si preghi per lui, et a vobis populoque vestro (cioè del pontefice) patritii Romanorum vocemur, indi così descrive le città e provincie che promette di donare: Incipientes ab insula Corsica eamdem insulam integriter, deinde a civitate Pistoria, inde in Lunis, deinde in Luca, deinde per monasterium S. Viviani, in Monte Pastoris, inde in Parma, deinde in Regio, inde in Mantua, deinde in Verona, inde in Vicentia, deinde in Monte Silicis, deinde per Bituneas Ducatum Venetiarum, et Istriae integriter, cum omnibus civitatibus, castris, oppidis, villis, parrochiis, ecclesiis eis subsistentibus; deinde Andrianensem civitatem, in Cumaclum, deinde in Ravenna cum ipso Exarchatu sine diminutione, Emiliam, Tuscias ambas, Longombardorum et Romanorum, Pentapolim, Monteferetrum, Urbinum, Callis, Lucioli, Eugubium, Esium, Auximum, deinde in Ducatu Spoletano integriter, Ducatum Perusinum integriter, Bulimartium, ..... Narni, Utricolum, Marturanum, Castrum vetus, Collinovo, Selli, Populonia, Centum Cella, Portus, et Hostia, deinde Campagnia integriter, Anagnia, Signis, Frisilionis, Piperni, Verulum, Patrica, et Castrum Nebitar, Terracina, Fundi, Spelunca, Gaeta.

Et si idem Dominus Deus noster nobis Beneventum et Neapolim subdere dignatus fuerit, integriter tibi Beatissime Apostolorum Petre omnia prelata loca concedimus.

Questa è la promessa che Pipino fece, senza però che avesse il suo intiero effetto, non avendo mai la Chiesa posseduto che parte delle città e provincie in tal atto specificate.

Ritornando ora ad Astolfo, diremo che dopo fatta la pace coi Franchi ed i Romani, cessò di vivere nel 756 senza avere ancora restituito tutte le città come erasi obbligato. Intanto tra i concorrenti a quella corona essendovi il duca Desiderio, questi per aver favorevole il pontefice, visto che il già re Rachis, quantunque fattosi monaco, con un esercito tentava di riavere

  1. Codice diplomatico longobardo. Parte IV, pag. 503.