Pagina:Monete dei romani pontefici avanti il mille.djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

29

ADRIANO I

772-795.


Morto Stefano III, subito venne eletto e consecrato Adriano figliuolo di un console e duca. Eran trascorsi pochi mesi dalla sua elezione, che ebbe a soffrire delle violenze del re Desiderio, il quale occupò alla Chiesa Faenza, Ferrara e Comacchio, ed entrato nella Toscana romana tutto devastò e saccheggiò per dove passava. Essendogli riusciti vani i mezzi pacifici da esso tentati per ottenere la restituzione delle toltegli città, trovossi costretto il pontefice a ricorrere a Carlomagno successore di Pipino pregandolo d’interporsi presso il re longobardo per riaverle. Nemmeno essendo a questo riuscito di ciò ottenere, raunato un grosso esercito, pel Moncenisio calato in Italia venne alle Chiuse, dove trovò ben fortificati i Longobardi; ma Carlo che come padrone della valle di Susa doveva conoscerne tutti i passaggi, girando dietro al monte Pircheriano e scendendo per la valle della Serronda, oppure a quello di S. Michele e passando pel sito ove ora trovasi la terra di Giaveno, calato nel piano trovossi alle spalle de’ nemici, i quali per non essere presi come dicesi tra due fuochi, presto abbandonate le Chiuse si ritirarono sopra Pavia, nella quale chiusosi Desiderio, venne tosto assediato dai Franchi.

Andando a lungo l’assedio Carlo volle passare la pasqua del 774 a Roma, dove confermò la donazione fatta da Pipino a S. Pietro, indi ritornato sotto Pavia, ebbe a patti Desiderio che fu condotto prigione in Francia, solo salvandosi nell’eccidio della famiglia il suo figliuolo Adelchi, che si ricoverò alla corte di Costantinopoli.

Impadronitosi con sì sorprendente facilità Carlomagno del regno longobardo, subito ne venne da tutti riconosciuto per sovrano, ed a’ suoi titoli di Rex Francorum et Patritius Romanorum aggiunse quello di Rex Langobardorum, come si vede sia ne’suoi atti, che nelle lettere de’ papi ad esso, delle quali appunto una di questi tempi ci offre novella prova di ciò che si dovesse intendere per Respublica Romanorumn, raccomandando in essa Adriano a Carlo Sanctam Dei Ecclesiam et nostrum Romanorum reipublicae populum1.

Gli arcivescovi di Ravenna tentando di rendersi indipendenti dal dominio de’ papi, continuavano a farla da padroni nell’esarcato, ed in questo tempo appunto l’arcivescovo Leone, che era succeduto a Sergio, ne tiranneggiava

  1. Cenni, ut supra. T. I, 345.