Pagina:Morandi - Origine della lingua italiana.djvu/89

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Potremmo tuttavia non tener conto di questi quattro ultimi documenti, e anche del contrasto del trovatore provenzale; poichè basterebbero l’iscrizione di Ferrara e i versi bellunesi, per affermare che fin dal sec. XII i nostri volgari cominciarono, scarsamente, rozzamente quanto si

    tuttavia resta in dubbio sull’autenticità d’un altro frammento, che contiene i soli primi quattro versi del medesimo carme, e che fu pubblicato dall’abate F. A. Marcucci (Abate Ascolano, Saggio delle cose ascolane ecc.; Teramo, 1766; pag. 229), il quale dice di averlo ricavato dalla cronaca di Lino della Rocca. Ma lasciando anche stare che questa cronaca nessuno l’ha più veduta, e considerando solamente che il Panelli ebbe dallo stesso Marcucci, come tolto da un’opera inedita d’un altro Marcucci (Niccolò), il primo frammento; io inclino a creder falso anche il secondo, che forse fu inventato per correggere o avvalorare il primo. Più che sospette mi paiono anche le parole con cui l’Abate Ascolano accompagna questo preteso frammento: “Lino accenna la Recita, che da’ nostri Poeti nel dì 22 Luglio fu fatta in Presenza del Monarca, e come il nostro Poeta Guglielmino di anni 29 venne grandemente plaudito da Errigo per la cantata di un nuovo Carme italico di cento versi ad onore del Re.... Ecco la prima volta, che nell’Italia incominciò a balbettare la Poesia Italiana, allor nata dal nostro Guglielmino; il quale la trapiantò poi in Sicilia, come vedrassi. Di questo Carme o sia Canzone furono dispensate molte copie, come Lino attesta. Restò tuttavia molto variato. La copia che riporta il Marcucci, cioè Niccolò, è differente sin ne’ primi versi.... In rimunerazione fu Guglielmino dichiarato Nobile Palatino dal Re, e suo Poeta.„ Ecco a buon conto que’ quattro versi, nella prima lezione, che è notissima, e nella seconda, che è quasi ignota:

       Tu es ilio valente Imperatore,
    Qui porte ad Esculan gloria et triumpho:
    Renove Tu, Señor, illu splennore,
    Qui come tanti sole.....

       Tu si’ chillo valente Re et Sennure,
    Qui porte ad Esculan gloria et triumpho:
    Non Febo alluma tanto el nostro Trunto,
    Quanto Henrico dave a noi luce et splennure.