Pagina:Moro - Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia alla storia, Mura, Roma 2013.djvu/29

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posate sul foglio sottostante, scrivendo al di sopra della parola rimasta sospesa al bordo destro del foglio (alla Democrazia cristiana, n. 5, f. 4: «Guai, Caro Craxi, se una tua iniziativa fallisse»; n. 12, f. 1) e recuperando sul lato sinistro una sillaba o talvolta addirittura un’intera parola (a Riccardo Misasi, n. 12: «Non illudetevi d’invocazion umanitarie»; a Erminio Pennacchini, n. 13, f. 2: «Ma [è] importante è che tu sia lì»). Era come spinto a ottimizzare lo spazio, forse perché la carta a disposizione di volta in volta era scarsa per controllare meglio la serrata produzione di testi, forse era l’impeto di una scrittura febbrile, unica arma di libertà. Sembra generalmente scrivere seduto a un tavolo, non sul letto accovacciato con i fogli sulle gambe, dove la gestione delle linee sarebbe stata diversa, come è probabilmente accaduto per le lettere a Renato Dell’Andro, a Pietro Ingrao e a Erminio Pennacchini (nn. 8, 10, 13). È evidente l’impegno alla chiarezza nella grafia, che a volte si presenta sorprendentemente elementare e quasi ingenua, così come si nota lo sforzo di ordine e allineamento, stabili nelle prime lettere (a Cossiga, n. 1; a Zaccagnini, n. 2), più incerti in altri luoghi della scrittura, di cui si avvistano le oscillazioni, le ansie, lo spezzarsi nei momenti più tormentati, come nelle lettere a Dell’Andro, Pennacchini, Piccoli (nn. 8, 13, 14), dove il richiamo e l’esortazione alla fretta che Moro dirige ai suoi corrispondenti fanno tutt’uno con l’agitarsi della penna.

La prima lettera del secondo gruppo, e prima in ordine cronologico tra quelle qui riprodotte (n. 1)1, indirizzata a Cossiga, è un documento di eccezionale importanza. Molto delle modalità di creazione, riproduzione, gestione degli scritti di Moro in quei giorni si può osservare addensato in questa lettera, che condizionò tutte le vicende successive: la frattura sulla questione della trattativa, il pericolo di rivelazioni di segreti di Stato o di notizie riservate, l’affermazione della non attribuibilità a Moro di quei testi, la tattica della “svalutazione” dell’ostaggio da parte del Ministero dell’Interno2, l’azione dei brigatisti volta a «distruggere la statura politica e la moralità personale di Moro»3 e la loro gestione degli scritti finalizzata all’immediata destabilizzazione del quadro politico.

Moro dichiara qui di essere «sotto un dominio pieno ed incontrollato» (n. 1, f. 3) e per la prima volta fa riferimento alla possibilità di uno scambio di prigionieri. Si riferisce a se stesso come «un prigioniero politico» (f. 1) sottoposto a un processo e sostiene la necessità di valutare «con fred-

  1. Cfr. A. Moro, Lettere dalla prigionia... cit., lettera n. 3. Nella sequenza della riproduzione delle lettere si è scelto l’ordine cronologico in base alla data di recapito; per gli invii contemporanei si è seguito l’ordine alfabetico del nome del destinatario.
  2. Cfr. M. Gotor, La possibilità dell’uso del discorso... cit., pp. 205-222.
  3. Id., infra, p. 37.