Pagina:Mozzoni - Del voto politico delle donne, Venezia, Visentini, 1877.djvu/13

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da quel concetto per piegarlo sempre più a quello di semplice amministrazione1.

Lo stato ha quindi declinato, a mo’ d’esempio, ogni responsabilità sulla confessione religiosa dei cittadini ed i loro voti monastici. Poco gl’importa che si erigano e si conservino delle dinastie nobiliari, nè che le sostanze rimangano infeudate alle rispettive famiglie, come era dapprima statuìto per la gelosa conservazione di esse. Esso ha sostituito dovunque alle sollecitudini attive del padre di famiglia, l’azione passiva dell’amministratore.

In che cosa, dunque, risponde a questo Stato una famiglia nella quale il capo investito di poteri dispotici fà e disfà, vuole e disvuole, autorizza, amministra, dilapida e finalmente si assenta declinando tutti i suoi doveri e conservando tutti i suoi diritti, e riunendo in sè in connubio mostruoso il potere assoluto e la irresponsabilità?

Come mai un Codice moderno ha potuto erigere in diritto una simile strapotenza, accostando due termini così incompatibili davanti alla ragione, senza che la coscienza del legislatore occidentale non gli si rivoltasse nel petto?

Come non ha posto mente che, dando così un essere umano in balia di un’altro e per tutta la vita, bestemmia tutta la moderna società?

Eppure, o signori, il legislatore non sembrò avvedersi, o per lo meno, non fu sgomento dall’affermazione di un diritto così enorme. Malgrado l’abuso d’ogni cosa a cui l’uomo è fatalmente inchinato, egli confidò nella natura dalla quale la società conjugale è cementata. Certo reputerebbe impossibile

  1. Alcuno potrebbe obiettarmi qui, se non sarebbe da porsi ogni studio a ricostituire la famiglia anzichè assecondarne le tendenze dissolventi.
    Troppo vi sarebbe a dire su questo argomento e troppo quindi mi dilungherei dalla meta. Ora quindi constato un fatto ed una tendenza, senza ragionarla e senza giustificarla.