Pagina:Naufraghi in porto.djvu/170

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gli alberi bagnati, le casette di schisto, le macchie e tutta la pianura selvaggia, fino alle ultime linee dell’orizzonte, brillavano come animati da un sorriso pieno di lagrime.

I due giovani passarono rasente alla casetta del pescatore, e sentirono la voce di Isidoro che cantava una laude sacra. Brontu si fermò.

— Andiamo, — disse Giovanna, tirandolo per il braccio.

— E aspetta! Anzi voglio battere a quella che sarebbe la sua porta.

— No! — ella disse, fremendo. — Andiamo, andiamo. Andiamo o ti lascio solo...

— Ah, è vero, tu ti sei bisticciata con lui.

Ma io no. Io batto alla sua porta.

— Ed io me ne vado.

— Egli canta le laudi di San Costantino, quelle che gli diede il Santo in riva al fiume... ah, ah, eh! — disse Brontu raggiungendola. — È matto quel vecchio.

Ella sapeva chi aveva composto quelle laudi, e si sentì triste e irritata. Brontu la riprese sotto braccio, e ricominciò a raccontare frottole ed a scherzare: era di buon umore, ma doveva rider da solo perchè Giovanna taceva costanteniente.

Qualche persona che li vide passare, nel sentire gli scherzi ed il riso di Brontu pensò che, dopo tutto, Giovanna era una donna ben fortunata. Ed ella intanto pensava a Costantino.