Pagina:Naufraghi in porto.djvu/190

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— Ecco, — disse zia Martina, perfettamente calma, — vostra figlia diventa matta, a quanto pare.

Brontu, rientrato in sè, annaspava l’aria e faceva cenni alla suorera perchè si avanzasse e calmasse Giovanna; e zia Bachisia sì avanzò; ma ecco Giacobbe saltar in piedi, tutto d’un pezzo. col viso contratto come una maschera d’odio.

— Via di qui! — gridò puntando l’indice verso la porta.

— Sei tu il padrone? —, chiese zia Bachisia. non senza ironia.

— Via di qui! — egli ripetè, e poiché zia Bachisia s’avanzava, le corse addosso.

Ella scappò: il servo uscì nel portico e sedette al posto di zia Martina, e volle ridere ancora; ma, cosa strana, invece di ridere si mise a piangere: un pianto convulso, senza lagrime.

XIII.

Il tempo continuava a passare: il cielo e la natura mutavano secondo la volontà delle stagioni, ma non mutavano aspetto le persone e le cose del paesetto. In inverno Giovanna diede alla luce una bambina rachitica, livida, che piangeva sempre. Venne da Nuoro, appositamente per tener a battesimo la povera creaturina, il dottor Porru, o dottor Pededdu come continuavano a chiamarlo.

Quando egli arrivò, in carrozza, tutto intabar-