Pagina:Naufraghi in porto.djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 32 —

tarmi oltre! — esclamò zia Bachisia, alzando la voce. — Sei stata sempre il mio tormento. Se tu avessi sposato Brontu Dejas avresti fatto bene. No, tu hai voluto quel mendicante. Ebbene, ora va e appiccati.

Giovanna non rispose. In fondo anch’essa credeva Costantino colpevole, ma da molto tempo lo aveva perdonato; davanti al suo dolore non esisteva che la condanna, e non sapeva persuadersi come semplici uomini potessero così disporre della vita d’un loro simile.

E cammina cammina, si risalì la valle, si cominciò a salir le montagne; il sole calava, l’orizzonte si apriva, il paesaggio perdeva la sua crudele desolazione. Lunghe ombre calavano dalle cime, stendendosi come tappeti sulle basse macchie cenerognole dove fioriva ancora qualche rosa canina: spiravano soffi di vento, pieni di odori selvatici. L’anima si consolava in quell’improvviso refrigerio di ombra e di frescura. Un compagno di viaggio s’avvicinò alle due donne e cominciò a raccontare una storiella di non so quali avventure strane capitate una volta, in quelle vicinanze, ad un suo amico: e ad un certo punto la storiella diventò così piccante che Giovanna sorrise vagamente.

E cammina cammina, venne il tramonto, e dall’alto delle montagne si vide il mare, steso come una fascia di vapori azzurrognoli sul chiaro orizzonte. Di là delle brughiere, formate di macchie così potenti che resistono ai pazzi venti invernali ed alle saette del solleone, sugli