Pagina:Neera - Il secolo galante, Milano, 1906.djvu/27

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introduzione 21


devano di prammatica le liete cene alternando un madrigale ad una definizione dell’anima.

La storia di quel secolo, che fu scritta per intero nelle canzoni e negli epigrammi, ebbe a collaboratori tutti coloro che sapevano tenere una penna in mano: l’ozio, l’abitudine del filosofare e la vanità di sapere la propria lettera ammirata da tante persone facevano raccogliere con premura i bei motti e le satire eleganti per infiorare la propria corrispondenza o per farne sfoggio nei salotti. Le guerre dei letterati, la politica e la galanteria servivano egualmente di tema. Voltaire, che dal suo posto elevato era fatto segno a moltissime ire, rispondeva agli attacchi del mediocre e invidioso Fréron con questi versi:

L’autre jour au fond d'un vallon
Un serpent piqua Jean Frèron;
Deviner ce qu’ll arriva?
Ce fut le serpent qui creva.

Il mite Marmontel fu portato in giro per le conversazioni con una specie di ritratto-caricatura dove il veleno si rifugia nell’ultimo dardo.