Pagina:Neera - L'indomani.djvu/96

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ogni atto, ogni passo di Alberto; era ritornata parecchie volte nella via dove le era apparsa la donna sconosciuta, aveva interrogato, cercato, spiato; allargando i confini del suo sospetto geloso, si era messa a sorvegliare tutte le donne che Alberto vedeva, compresa la signora Merelli. Ma da queste ricerche l’innocenza d’Alberto era uscita così trionfante, che lo stesso giorno ella scrisse a sua madre: «Sono felice, felice, felice.»

I giorni peraltro le sembravano più lunghi e più vuoti. Suo marito si alzava presto per andare a visitare le campagne; ella, pigra, con le ossa indolenzite, rimaneva ancora sotto le coltri finchè Appollonia non le portava il caffè. Lo sorbiva lentamente guardandosi le mani, le braccia, toccando i piccoli ricami della camicia, lavoro suo, de’ suoi giorni di fanciulla.

Una specialmente, una bella camicia fina con lo scollo tondo arricciato, le faceva ricordare una incisione che l’aveva colpita tanto quand’era ragazza, che ella guardava di nascosto della mamma, dentro una vecchia strenna, e rappresentava Diana