Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/104

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98 gli occhiali


quasi di tempio attraverso il turchino scuro della tenda le cui maglie filavano i raggi del sole, stendeva una specie di tessuto vaporoso dove non si muoveva un sol atomo di polvere. Dietro il banco il principale aveva ripreso a frizionare la sua tartaruga coi movimenti calmi e sapienti delle mani un po’ floscie avvezze alle cure meticolose dei piccoli oggetti fragili; era vestito di nero con una severità professorale e portava i capelli argentei lucidi e ben pettinati divisi da una parte in una riga così perfetta che sembrava tracciata con un regolo. Un misterioso rumore intermittente veniva dal retro — bottega, come di lima... ma poteva anche essere altra cosa.

La signora si accomodò meglio sul divanino, presa da una languida stanchezza che aveva il suo fascino in quel luogo raccolto, fra le bacheche ornate di piccoli istrumenti ignoti, di rigidi astucci d’onde luceva appena con un bagliore discreto il torso convesso di una lente o una sottile rilegatura d’oro. Un termometro dinanzi a lei segnava ventisette gradi; fuori dovevano essere più di trenta. Con una mano sulla bocca, la signora sbadigliò lievissimamente.

In quell’istante apparve nel negozio un