Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/179

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l'avventura di tre furbi 173


dei gioielli perduti al punto che Titta e i nipoti e la cognata li consideravano oramai come gioielli di famiglia. E le dispute ricominciarono. Anzitutto, erano veri? erano falsi? A chi appartenevano? che cosa dovevano farne? La Menica se li era provati per ischerzo convinta immediatamente che non era roba per lei; e neanche se Pietro o Paolo avessero condotta la sposa potevano offrirle un oggetto così fuori della loro condizione. Venderli? Ma a chi per non essere imbrogliati?

Di punto in bianco un bel giorno la Menica si aperse colla padrona la quale osservando i brillanti da conoscitrice assicurò che erano buoni ma disse recisamente che in coscienza non si potevano tenere e occorreva denunciarli subito altrimenti c’era da incorrere nella prigione. Come mai non ci avevano pensato? Questa dichiarazione fu una mazzata per il "Bisogna" e per tutta la sua famiglia abituati come si erano già a ritenere i brillanti loro proprietà assoluta e chi ne andò di mezzo fu la Menica accusata di avere guastato ogni cosa colla sua smania di parlare. Che bisogno c’era di dirlo alla padrona? Bel risultato se ne aveva.

La padrona per calmare un po’ tutte quelle cupidigie inasprite disse che quando avessero