Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/202

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196 curiosità e paura


— Intendiamoci. Non credo di essere pusillanime; ne ho dato prove di poi, lo sapete tutti. Ma in quella circostanza così nuova, così inaspettata.... e non per un probabile colpo di stocco o di rivoltella ai quali non pensai nemmeno, no! Se ebbi paura, e l’ebbi, ve l’ho già detto, fu una paura fanciullesca per comprendere la quale è necessario ricordarsi tutta quanta la mia vita precedente. Capite? Io ebbi paura dello scandalo. Il reggimento, il colonnello, mia madre, mio zio canonico.... ah! mio zio canonico sopra tutti! Mi sarei sprofondato sotto terra anzichè comparirgli mai più davanti.

— E infine? — chiese una delle signore che aveva ascoltato con interesse il racconto di Ciro Garzes.

— La fine, — riprese il narratore coll’attitudine rassegnata di un cane che riconduce la coda fra le gambe, — fu che giunti a un certo punto la cameriera lasciò la mia mano e brancicando da persona pratica del luogo accese prestamente un lume. "Questa è la mia camera", disse poi con un amabile sorriso; e ristette appoggiando le spalle allo stipite dell’uscio. Aspettava evidentemente un complimento da parte mia. La guardai, era belloccia, lei, non la camera; ma il complimento non