Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/245

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vecchio walzer 239


do dinanzi agli specchi vedeva ora un altro volto chino sul suo; che volto? chi era? un nuovo? un dimenticato?... Sempre le sfuggiva la fisionomia, ma cresceva la dolcezza del girare, cresceva, cresceva...

Oh! come si amavano! Egli non glielo aveva però detto e il soave mistero che stava ancora rinchiuso nella cerchia degli occhi la avvolgeva tutta di un magico incanto. Amava! Era amata!

La visione a questo punto si confuse un poco. Non più sala, non più specchi, non più lumi. Cessata la musica. Ogni cosa intorno sembrava sfumare in una evanescenza inconsistente. La realtà stava per vincere il sogno. Ma il giovinetto dal volto irriconoscibile stringendola vieppiù nelle sue braccia le aveva accostato le labbra alle labbra e la marchesa si destò con un gran grido sotto l’impressione di un bacio ardente.

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E perchè no? Perchè la marchesa non avrebbe chiuso quel bacio fra le sue memorie più intimamente care? Un sogno! Ma che erano state se non sogni le promesse di altri baci menzogneri, il miraggio di altri amori? Era sicura la leggiadra fidanzata della sera innanzi cui appariva sì lieto il talamo di ritrovarvi