Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/247

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Ipotenùsa, va!

Quando la signora Bettina ebbe chiusi gli occhi per sempre, suo fratello, l'illustre Spiridione Tomei, stentò molto a darsi pace.

Prima di tutto c'era l'affetto di famiglia, questo non è da mettersi neppure in dubbio; poi la consuetudine della vita in comune che quando non vi sia aperta incompatibilità di carattere crea pur sempre un vincolo. Quel vedersi tutti i giorni, prendere i pasti assieme, sapere che all'uno piace l'aglio e che l'altro non lo può soffrire, udir ripetere certe frasi ingenue "Vuol piovere, il mio callo mi dà noia", oppure "Oggi è Sant'Antonio, la giornata si allunga di un'ora", avere infine qualcuno a cui confidare che si è passato una cattiva notte o che si ha un principio di infreddatura, è vero, sono cose molto semplici, ma legano incredibilmente a quell'età che non si interessa più delle vicende d'amore e con un