Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/288

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282 zio napo


— Papà!!

— Che c’è di strano? Non sono un uomo al pari di te? Non mi trovo nel mio diritto? Preferisci vedermi intristire nell’isolamento, ammalarmi, morire forse?... Del resto, — soggiunse con bonarietà, — non sposo mica una ragazzina; è una donna di trentasei anni, proporzionata alla mia età.

— Ma tu ne hai sessantotto! — scattò il figlio.

Con una calma magnifica Napoleone riprese:

— Ne sei sicuro? Io non me ne accorgo.

Convenne chinare il capo. La nuova signora Barbaglia portò in casa un umore allegro e comunicativo. Per primo atto del suo potere cambiò il nome troppo lungo e fuori moda di Napoleone con un grazioso vezzeggiativo: Napo. E Napo di qui, Napo di là. Si era di primavera, lui andava a comperarle tutti i giorni un mazzo di rose; lei lo attendeva alla finestra in vestaglia azzurra facendogli dei cenni amichevoli appena spuntava da lontano. Furono anche visti a gettarsi dei baci. Molte persone scambiavano la moglie di Napo per la nuora e il figlio ne stizziva.

Dovette essere ben peggio l’anno appresso poichè un amico attraversando la strada gli venne incontro a braccia tese congratulandosi: