Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/296

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290 piccole virtù a spasso


stavano ritte in mezzo a un capannello di novizie a predicare il verbo novo, ad impartire insegnamenti che le altre ascoltavano con avidità senza interrompere l’occupazione secondaria di sbucciare arancie o castagne, scoppiando a ridere tratto tratto colle mani sul ventre, o annaspando l’aria colle braccia tese nell’istintivo bisogno di prendersela con qualche cosa.

Mezza dozzina di giovinotti, cugini, compari, compaesani almeno, arrivano essi pure a braccetto, qualcuno vestito del cappotto militare. E i discorsi si allargavano, mutavansi i gruppi, dardeggiavano le occhiate. Le sciarpe bianche, le sciarpe rosa, le sciarpe celesti andavano su e giù dal collo alle spalle, dalle spalle sopra la testa, dalla testa lanciate improvvisamente con braccio teso a descrivere un mulinello nell’aria.

Tutto quel piccolo mondo venuto da lontane borgate, da ignoti casolari, si agitava nel bel centro di Milano, dinanzi alla grande basilica, intorno al monumento patriottico senza occuparsi menomamente delle cose circostanti, volgendo le spalle alla folla, chiuso in sè, stretto nel cerchio dei propri interessi, avendo in comune le memorie del passato e le speranze dell’avvenire. Per essi Mi-