Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/30

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24 viaggio di istruzione


una manina lieve, graziosa, un po’ tremante, che gli avesse scritto.... Che cosa? Non sapeva, non voleva pensarlo, non toccava a lui; ma che qualcuno avesse risposto a tutti i gridi d’amore e di dolore che aveva messo nel suo libro come un disperato appello alla umanità, questo!

La provincia, si sa, è goffa. Non si aspettava nulla dal nucleo di piccoli possidenti fossilizzati in farmacia attorno ai barattoli della cassia, nè dalle beghine che facevano la spola fra la casa e la chiesa intente a scacciare, peggio che mosche a luglio, ogni parvenza di idee nuove che ronzasse loro attorno. Nè il suo patrono, il notaio, avrebbe permesso che gli si parlasse di libri all’infuori dei classici; nè il dottore per la sua professione assorbente, nè il segretario per la sua poca cultura, nè il maestro per la sua dura cervice, nè don Anselmo per i suoi pregiudizi, nessuno, nessuno poteva intendere, amare, proteggere il suo libro.

In famiglia subivano il contraccolpo della prostrazione che finalmente aveva invaso l’anima candida di Filarete. La sua buona mamma che aveva più di ogni altro sognato e palpitato insieme con lui, senza chiedere nemmeno che cosa fosse quel sogno, lo guardava