Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/124

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114 Novelle gaje


Il vecchio Voltaire sogghignava alle ardenti polemiche, che fin d’allora si discutevano sull’anima e sul corpo, quasi che...

Rodolfo! Rodolfo!

Ecco qui. Appena finito di pranzare volai alla mia cameretta; trattandosi di un quarto piano, il verbo volare non sembrerà fuor di luogo; ma prima gettai uno sguardo sull’uscio della mia vicina.

L’uscio era chiuso e non si vedeva la chiave nella toppa.

Dunque era uscita e senza waterproof — a meno che non lo avesse appuntato cogli spilli — supposizione che rigettai subito, pensando all’ordine armonico di quella soave personcina.

O con o senza waterproof ella era uscita, e quasi involontariamente io sospirai.

Occupato a scucire i bottoni che mi avevano servito così poco, porgevo orecchio a tutti i rumori che si udivano sulla scala, sperando di poter discernere il passo leggero della mia vicina.

Come dissi, era giorno di domenica e gli inquilini di quella casa, abitata in massima parte da operai ed impiegati, approfittavano del giorno di riposo per darsi buon tempo.

Molti erano usciti a pranzo in quelle osterie fuori di città che sono la delizia del povero; altri si attillavano per il teatro o per il passeggio o per recarsi a tentare le sorti della tombola in casa d’un amico.

A poco a poco se ne andarono tutti. Le camere parevano deserte. Soltanto un povero gobbetto che abi-