Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/158

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148 Novelle gaje.


— Permettete, è dovere. Forse che voi...

— Io non desidero che la celeste Badura abbia ad essere la causa involontaria di quel lubrico ammasso di fango che si chiama uomo; astuccio fragile è immondo entro cui si dibatte come un angelo incatenato l’anima immortale.

Le ciglia di Nourredin si inarcarono per sorpresa, descrivendo al di sopra dei suoi occhi un accento circonflesso. Arrischiò timidamente un — Per cui... — ma l’altro continuò:

— Il corpo col suo seguito di bisogni mortificanti non può essere che un castigo inflitto da Allah. Nel giorno ideale della creazione, quando i mari scintillavano nelle loro vasche di corallo e gli uccelli liberi correvano dall’una all’altra sponda posandosi sugli alberi incontaminati, anche le anime fluttuanti per lo spazio, inconscie di vincoli terreni, saranno convolate a puri amori ed a dolcezze paradisiache, delle quali la terrena voluttà non è che un pallido riflesso.

— Sarà; mi vorrete però concedere che per anime fluttuanti nello spazio non era il caso di creare i frutti saporiti che pendono dagli alberi, nè di dare alle carni di certi animali quel gusto delizioso che emanano girando su uno spiedo. Vi domanderò anche: Perchè furono creati i sessi? e perchè i sessi appartengono al corpo e non all’anima? Mostratemi due anime che, fluttuando in giro, popolino lo spazio di altre anime e crederò alla loro superiorità.

Un frutto maturo, staccandosi dal palmizio, cadde sul naso dell’eloquente Nourredin che si affrettò a tirare fuori il fazzoletto.