Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/160

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
150 Novelle gaje.

— o sia pure quando spenti i fuochi interni e stabilito l’equilibrio dell’atmosfera si manifestò nel primo filo d’erba il germoglio della vita, noi vediamo sempre e dovunque la materia che regna.

— Queste teorie alla fin fine non sono che ipotesi — mormorò Bettredin, rompendo a mezzo la frase con un sonoro sbadiglio.

— Ma basate — incalzò Nourredin — su calcoli astronomici, fisici, matematici e geodetici; e dopo aver osservate le stratificazioni della terra nelle epoche più remote, la paleozoica, la siluriana, la devoniana, la carbonifera...

— Vedete, vedete come la vanità umana si affatica dietro ricerche che non provano nulla, che non insegnano nulla, che non conducono a nulla. Quando avete ben determinato che la crosta solida del nostro globo è di circa quarantottomila metri nei quali si trovano a strati e a filoni l’allumina, la potassa, il quarzo, il granito, l’argilla e una infinità di silicati e di felspati, di micaschisti, di clorite e di manganese, ebbene? Mi sapete spiegare perchè da un seme nasce l’albero e da un ovo l’uccello? Voi trovate una ragione a tutto, una soluzione a tutto, ma il perchè, il fiat, il Dio dov’è? Ne sapete voi qualche cosa?

— È appunto per questo che non credo. Datemi una prova evidente, palpabile, sicura...

— Alzate gli occhi al cielo e mirate la danza armonica degli astri nell’etere inesplorato. Ditemi, la forza che li regge può essere materia?

— Perchè no? Dal momento che un atto puramente materiale soffia la così detta anima in un