Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/174

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164 Novelle gaje.


— Lo ignoro... ma io non so far altro!

— Uh! — fece Trudchen con aria di disprezzo — siete proprio un pulcino bagnato come vostro padre.

— Ma tu che faresti, Trudchen? — domandò la fanciulla sollevando i suoi begli occhi celesti.

— Io? Io non ne ho mai avuti de’ cascamorti; ma se un uomo mi amasse sinceramente come vi ama il povero Hans, non ne vorrei sapere d’altri.

— Ed io forse ne ho degli altri?

— Non so nulla; quel signore Nicolas Strübelmeyer che viene qui tutte le domeniche a portarvi un mazzo di fiori, e quell’imbrattacarte di Rinkelin che ha osato paragonarvi ad una stella, e chi ancora! Insomma, io dico che quando si ha la fortuna in casa non bisogna lasciarsela sfuggire.

Elisabet stimò che fosse meglio non aizzare la vecchia brontolona; senza rispondere asciugò gli occhi e mosse incontro a’ suoi genitori che si presentavano per l’appunto sull’uscio del salotto.

Gretchen abbracciò la figlia, intanto che Joseph colle mani dietro la schiena si era fermato a guardare il cordone, già sostegno della pipa famosa.

È d’uopo dire che il secondo sonnellino aveva maturato il dispiacere del borgomastro e se di notte, nel suo letto caldo, nel momento della digestione e della riparazione delle forze, non gli era parso il punto giusto per imbizzire, ora, al contrario, fresco, riposato, collo stomaco digiuno, montò gradatamente in collera finchè gli uscirono dalla bocca queste esclamazioni:

— La pipa dello zio Bernhard! rubarmi la pipa dello zio Bernhard! Ma non sapete che se arrivò a scoprire