Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/179

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La pipa dello zio Bernhard. 169

un mese dopo egli le mostrò che lo conservava ancora, sul cuore, s’intende e chiuso in una specie di tempietto di carta, dove era scritto: E. H. eternamente.

Come due rondinelle che hanno sospeso il nido sotto il medesimo tetto, i due innamorati vivevano di pagliuzze e di canzoni, di sguardi e di sorrisi.

La vecchia Trudchen che aveva scoperto l’idillio pensava: sono fatti l’uno per l’altra; e nel pensarlo brontolava, poichè tanto la gioia che il dolore trovavano in lei un’unica manifestazione, che era quella di ringhiare come un cane da pagliaio.

Gretchen, massaia infaticabile, tutta assorta nella manipolazione del sauerkraut e dei krapfen, sempre colle maniche rimboccate e le braccia coperte di farina, non sospettava nulla.

Fu un vero scoppio di bomba il giorno che Hans, seduto cogli altri intorno alla tavola di quercia e visto che la birra spumeggiava allegramente nel bicchiere del borgomastro accendendo ne’ suoi occhi scintilluccie di soddisfazione, si levò in piedi e con un certo garbo tutto proprio disse:

— Joseph Goldbacher, io avrei qualche cosa da dirvi.

La meraviglia più sincera si dipinse in volto al borgomastro; Gretchen girò intorno gli sguardi trepidanti intanto che Elisabet, impadronitasi d’un piatto vuoto, riparava in cucina.

Allora il giovane Hans spiegò le sue intenzioni; ma Joseph Goldbacher non lo lasciò finire.

Il degno magistrato trovava eccessivamente ardita