Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/234

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224 Novelle gaje.

— Bazzecole! — un giorno o l’altro si riempirà, credi, mia gioia — e frattanto questo buon ragazzo, ci terrà compagnia; i suoi risparmi si accumuleranno e vi aggiungeremo gli interessi. Sei contento?

Così parlando aveva due occhi teneri e appassionati e col suo braccio passando dietro la vita di Valentina l’attirò graziosamente sul cuore.

Valentina si schermì additando Beniamino, ma l’ottimo ragazzo se ne stava carponi sotto il tavolo di mogano in cerca del paiolo.

I due sposini baciandosi come colombe entrarono nella loro camera e chiudendo l’uscio, immemori dell’universo, non pensarono più a Beniamino.

Beniamino uscendo di sotto il tavolo, e trovandosi solo, non ebbe che un solo pensiero. Lagnarsi? chiamare?

Oibò — non conoscete il mio eroe.

Egli prese due sedie, le pose una in fila all’altra di contro al muro, il suo fardello per guanciale, il tappeto del tavolo per coperta e felicissima notte! Riappiccò il sogno del campicello e delle rape pavonazze, nè questa volta fu interrotto da alcuno.

Svegliandosi all’alba egli vide il sole che entrava per la finestra illuminando le bizzarre suppellettili di quella camera, e rizzandosi sul duro letto, pensò:

— Benvenuto, o sole! Tu sei pur sempre risplendente, sia che posi i tuoi raggi sulle verdi colline del mio paese e sugli alberi, o sulle baracche o sui pa-