Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/255

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Beniamino. 245

— Cerco un cucchiaio.

— Non è una ragione per piantarsi davanti a me.

— Mi pianto dove mi fa comodo e, se trovo terreno buono, sono anche disposto a mettervi radice.

— Ed a prendere uno scappellotto, siete disposto?

— Un po’ meno che a darlo.

— Affemia! vi mostrerò quel che valgo! gridò il calzolaio alzandosi.

E Beniamino sempre pacifico:

— Valeste un solo quattrino io non vi compero certo.

— Ebbene questo te lo dò gratis!

Un pugno secco piombò sulle spalle del nostro eroe, che non si difese, ma continuò ad aizzare colla voce e colle beffe.

L’altro si infuriò per davvero e Beniamino incominciando a gridare, chiamò fuori mezzo il vicinato.

Una servetta che ammirava platonicamente i baffi nascenti di Beniamino, fu la prima a dare l’allarme.

Ben presto cinque o sei donne collegate in favore dell’innocenza (il portinaio brutto, vecchio e zoppo, doveva naturalmente rappresentare la colpa), protestarono a squarciagola che la era una vergogna, assalire un giovinotto inerme, e che se la continuava ancora sarebbero andate a chiamare le guardie. La lotta cessò; quando i due campioni si staccarono, ognuna delle femmine pietose potè osservare che Beniamino perdeva sangue da una ferita alla fronte. — Il calzolaio era incolume. Beniamino fu circondato, fasciato, consolato; la servetta approfittò della circo-