Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/27

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Come la mia anima fu perduta alla grazia. 17


santa Teresa attrassero la mia giovane fantasia per modo che minacciavo di offuscare la fama esemplare della marchesa Vavaroux. M’affretto a soggiungere che la nobile dama esultava dei miei trionfi (erano, in fin dei conti, opera sua) e commossa esclamava guardando il cielo:

— Ahi!se Dio ti protegge tu sei veramente degno di popolare le schiere dei cherubini ed è su di te che l’Altissimo cavalcherà quando attraverserà lo spazio per punire i suoi nemici. «E cavalcava sopra cherubini e volava; e lanciò le saette e disperse coloro; lanciò le folgori e li mise in rotta.»

Tocco profondamente a questa citazione del coronato di Sion, stile di don Edoardo, io aprivo il salmo XVIII e continuavo a leggere:

«Oh Signore, mia forza, mia rôcca, mia fortezza, mia rupe, mio scudo e corno della mia salute.»

Vedevo con piacere che i titoli del Signore si accostavano assai a quelli di mia zia, la marchesa Atenaide di Vavaroux, Monte, Rocca, Picco e Torre: peccato che le mancasse il corno! ma non si può aver tutto.

Primissima cura dei miei istitutori fu di conservarmi in una beata ignoranza; come nobile non mi si addiceva lo studio, e come cristiano dovevo fuggire tutte le vanità mondane per non occuparmi che della mia salute spirituale. Ecco un saggio delle lezioni che mi davano i due abati.

Don Edoardo entrava rosso, grasso e sereno, e dopo essersi mollemente adagiato in una sedia a braccioli, prendeva a istruirmi sull’umiltà, sulla mansuetudine degli apostoli.

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