Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/278

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268 Novelle gaje.

Giusti Ad una donna, e arrossito, tremato, palpitato su questa strofe incendiaria:

Oh! sento sempre il tuo tenero amplesso
   Sento una voce che mi fa beato!
   Giacer mi sembra adesso
   Col capo sul tuo seno, abbandonato
   In dolce atto d’amore
   Suggendo i labbri tuoi com’ape un fiore.

Ebbene, dopo tutto ciò la mamma aveva dichiarato positivamente, che non si poteva andare avanti.

Un immenso auto da fè incenerì in pochi minuti la corrispondenza di un anno. Mille desideri incompiuti sfuggirono dalle letterine color di rosa che la fiamma avvolgeva inesorabilmente — mille palpiti segreti morirono fra le spire di fumo cinereo, e gli ultimi avanzi del rogo, ardendo su un mazzolino di fiori, lambirono colle loro lingue di fuoco le traccie sacre del primo bacio.

O amore, dolce, incantevole sogno, estasi della beata giovinezza, chi non ti ha conosciuto?

Eh! buon Dio, anche la mamma a’ suoi tempi ne avrà saputo qualche cosa, e in fondo al cuore si sentiva intenerire di certo davanti alla rovina di quelle illusioni — ma tante fiamme oramai erano passate sulla fiamma del suo primo amore e l’esperienza aveva deposto tanti solchi di lacrime e tante rughe sulla braccia del primo bacio, che era da compatire se a tanta distanza il rosa non le sembrava più vivace come prima e l’azzurro e il niveo e il verde brillante, tutti i colori insomma del prisma giovanile li giudicasse di gran lunga inferiori al bianco sudicio dei biglietti da mille.