Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/301

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Patrizio. 291

— Che fai Patrizio? Vieni? — gli gridarono da lontano i suoi compagni.

— No, non vengo! — rispose Patrizio saltando nella barca e spingendola risolutamente in mezzo al fiume.

Il rematore della piccola barchetta, accorgendosi che qualcuna andava in suo aiuto, raddoppiò gli sforzi, ma la corrente era contraria e Patrizio, calcolando che sarebbe stato più facile tornare verso Pavia anzichè avanzarsi, gli accennò di manovrare in quel senso.

Una cosa che sorprendeva Patrizio è che la persona da lui intraveduta nella barchetta non si mostrava più — ed era singolare che non prendesse per lo meno una parte di spettatore nella situazione. Fu per questo che, appena credette potersi trovare a portata della voce, gridò al barcaiuolo:

— Non avete nessuno dentro?

Il pover’uomo che si trovava nell’impiccio appunto perchè quello dentro si era ostinato a voler partire ad onta di tutte le rimostranze, diede una crollata di spalle della quale Patrizio non riuscì a capir nulla. La sua impazienza diventò così acuta da somigliare un dolore; l’energia delle sue forze riunite aveva qualche cosa di febbrile.

Finalmente raggiunse la barchetta, vi gettò uno sguardo ansioso e vide Gildo sdraiato sul fondo, pallido e senza moto.

Slanciarsi, prenderlo in braccio e portarlo di peso nell’altra barca, fu una manovra tanto rapida e sorprendente che la barchetta perdette l’equilibrio del