Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/303

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Patrizio. 293

su i suoi ginocchi gli dava le vertigini; si curvò lentamente passandole le dita fra i capelli...

Come al tocco di un filo magnetico il fanciullo si scosse; un’onda vermiglia gli corse sotto la pelle delicata; aperse gli occhi.

— Patrizio!

Fu la sua prima ed unica parola.

Patrizio lo divorava con uno sguardo insistente, profondo; uno sguardo che sembrava lacerare tutti i veli misteriosi che lo avvolgevano; uno sguardo che era nello stesso tempo una domanda e una rivelazione.

Gildo comprese vagamente il tumulto che avveniva nel petto del suo amico, e tale scoperta lo riempì di una trepida confusione mista di inenarrabili dolcezze e di sgomento.

Ma la sua debole personcina era affranta. Sorrise per rassicurare Patrizio e tornò a chiudere gli occhi.

Patrizio lo coricò di bel nuovo, ravvolto nel mantello; gli coperse i piedi, gli pose un cuscino sotto il capo, gli tenne strette le mani fra le sue sotto il suo cappotto. Dove aveva imparate tante delicatezze? Come faceva a improvvisare così bene la suora di carità, lui che di carità non doveva essere molto pratico — di carità evangelica almeno?

Ma Patrizio stava sulle spine. Gli si era suscitato nel sangue una tempesta, a petto della quale il fiume, il cielo e gli elementi scomposti non gli sembravano più nulla.

Avvezzo a desiderare ardentemente, a far cedere sempre e subito ogni cosa alle sue passioni, egli avreb-