Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/62

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
52 Novelle gaje


— Le gaie serate che si passavano trincando in quei bicchieri!... e se il suono d’un organetto arrivava fino a noi scuotendo i nervi sensibili delle nostre gambe... A proposito, qual è la vostra opinione sugli organetti?

Risposi subito:

— Io penso (e se si fosse trattato di combattere l’indipendenza delle donne non avrei parlato con maggior calore, tanto quella semplice, puerile evocazione aveva destato care memorie nel mio cuore) penso che sono il mezzo più simpatico di comunicazione tra un giovinotto ed una fanciulla quando sospirano il momento di stringersi la mano; sono il mezzo più igienico e più morale per promuovere lo sfogo di quegli atomi di materia organica incandescente che bollono e ribollono nelle giovani membra e che l’organetto fa sciogliere in goccioline di benefico sudore. L’organetto è l’amico dei nostri primi anni, il complice dei nostri primi sospiri, il conforto dei nostri primi dolori, l’anima di quelle belle riunioni dove non si parla ancora di politica e dove non si sbadiglia che per fame. Gli uomini seri, le damine dal ben timbrato orecchio che biascicano svenevolmente i nomi barbari di Schübert e di Gung’l lo hanno messo all'indice, ma io, io che non sono una damina e che non sono seria...

La locomotiva si pose in moto, soffocando col suo rumore di ruote e di stantuffi la bestemmia che stavo per pronunciare.

Dopo alcuni istanti Ciro Garzes riprese, allungandosi sui cuscini color caffè e latte: