Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/64

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54 Novelle gaje


Egli ricadde sui cuscini ansante; la sua natura linfatica pigliava il sopravvento; la sua pancia di uomo positivo reagiva contro quei segni allarmanti di una fantasia a spasso. Pose macchinalmente l’indice nel collo della camicia per procurarsi un po’ di sollievo e coll’altra mano mi accennò una carrozza elegante, scoperta, entro la quale saliva una coppia che aveva tutta l’aria di essere forestiera, perchè lui portava un ampio cappotto azzurro colle maniche larghe, aguzze, coperte di ricami e li seguiva in altra carrozza più modesta un negro e due serve mulatte.

Le carrozze si posero subito in moto prendendo il viale Napoleone, ma un istante era bastato perchè io potessi afferrare molto bene l’aspetto dei due personaggi principali.

Non era possibile ingannarsi sulla loro origine.

I capelli nerissimi, lucenti; l’ovale allungato della faccia, il naso dritto, la carnagione pallida e bruna, gli occhi sfolgoranti sotto la curva delle palpebre, li diceva figli dell’Oriente — della Grecia o dell’Asia.

Avevano entrambi i segni caratteristici della stessa razza, si assomigliavano, eppure si capiva che non erano fratelli.

Lei doveva essere stata di una bellezza straordinaria.

Avvenente ancora, quantunque non più giovane; portava con grazia regale uno sciallo della China a molti colori; i suoi denti brillavano attraverso le labbra porporine; vidi una mano piccolissima, senza guanti, tutta coperta di gemme e un piede di fata dentro scarpine a bottoni d’oro.