Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/68

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58 Novelle gaje


Dovete sapere che passato Stradella, risalendo il corso della Versa, dopo vaste e solitarie campagne, si innalza una collinetta, solitaria anch’essa e tutta irta di intricate boscaglie. Lontana dalla strada maestra, cinta dal torrente che le forma tutto in giro un riparo naturale come gli antichi castelli, quella collina sembrava vergine d’ogni orma umana. Bisogna anche dire che era proprietà privata — non si sapeva bene di chi, ma un padrone l’aveva sicuro.

Su su, proprio in cima, una casetta rustica lasciava scorgere le sue tegole rossiccie, d’inverno, traverso i rami brulli degli alberi; nella bella stagione i fichi e i castani selvatici le tessevano intorno una gran muraglia verde, inaccessibile agii sguardi dei curiosi — se ve ne fossero stati — ma, per la verità del racconto, devo aggiungere che nessuno se ne curava.

Solo i fanciulli del paese che andavano, sulla fine d’autunno, a raccogliere legna nel bosco, giravano intorno alla collina senza toccarla, perchè, la mamma aveva detto:

«Non fate legna sulla collina, portereste la disgrazia in casa.»

Da qualche tempo infatti correvano voci assurde e strane.

Un’aggressione era avvenuta poco discosto e un mugnaio passandovi il giorno dopo sul suo asinelio, cadde di groppa e restò morto.

Questi due fatti non presentivano logicamente alcuna analogia tra di loro e molto meno colla casetta invisibile; ma il volgo delle femminette, sempre immaginoso e avido di misteri, le aveva collegate con una