Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/74

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64 Novelle gaje


— Oh la bella avventura, la bella avventura! — mormorò.

Non avevo la stessa opinione. Da qualche istante una visione insistente mi passava e ripassava nel cervello... era il mio letto che mi appariva sotto le forme più seducenti. Povero letto tanto volte calunniato! Le sue foglie discretamente peste io le paragonavo in quell’istante al voluttuoso sofà d’una odalisca; le ruvide lenzuola che la mia buona mamma faceva tessere colla propria canape — perchè, quantunque grossetta ella preferiva la propria canape a tutto il lino della Olanda — mi pareva che avrei sentito con un gusto infinito quelle care lenzuola avvolgersi intorno al mio corpo e abbracciarmi come un vecchio amico.

E il russare tranquillo di Fido sdraiato ai miei piedi... Oh! perchè non avevo condotto meco il mio cane? Almeno...

— Pensi sempre al sonetto? — domandò Oreste vedendomi preoccupato.

Ebbi la debolezza di confidargli la mia visione, ma un pugno giustamente applicato fra le due spalle mi provò che la forza l’aveva lui...

— Guarda, ti rinnego per amico!

— Infine che intendi di fare?

Oreste mi guardò sottecchi alzando le spalle.

Di mano in mano che noi ci avanzavamo i suoni si facevano più distinti. Era una melodia patetica all’eccesso e affatto sconosciuta ai nostri orecchi.

La collina ci stava davanti nera, imponente, col suo fitto bosco di castani e la Versa che la cingeva come una corazza argentea.