Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/78

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68 Novelle gaje


— In tal caso facciamone senza. Vedo dei castani fronzuti a larghe radici proteiformi che ci aiuteranno nella salita. Faremo lo scoiattolo dopo aver fatto il pesce.

— Chi sa che di lassù non ci tocchi fare anche l’uccello!

— Ciò mi aprirebbe il campo a uno studio comparativo fra le attitudini dell’uomo e quelle degli altri animali. È una tesi filosofica. Mi porterebbe a delle dissertazioni interessanti sulla teoria di Darwin, e forse riuscirei a scoprire una parentela più immediata che non sia quella delle scimmie.

Un ramo di castano tagliò a mezzo la eloquenza d’Oreste, ma è giustizia dire che gli tagliò in pari tempo la faccia facendolo prorompere in una bestemmia che avrebbe potuto, a rigor di termine, rimare con vento e colle stelle del firmamento.

In quella famosa ascensione ebbi anch’io la mia parte di danno — perdei il cappello; — finalmente, quando Dio volle, ci trovammo in alto.

La casetta sepolta alla lettera in mezzo ai castani che le crescevano intorno con tutto il vigore di una foresta vergine, era illuminata.

Sì, e non mica col solito lampanino dei nostri contadini, ma di una luce chiara e diffusa che usciva da due finestre dell’unico piano.

Una fitta vegetazione di pianticelle arrampicanti, glicine, caprifogli, rose selvatiche tessevano su quelle finestre una cortina naturale del più leggiadro effetto. Tutto il muro poi, dalla base al tetto, scompariva sotto il verde di ghirlande, di festoni, di rami intricati nel