Pagina:Neera - Teresa.djvu/152

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mirabile alla giusta proporzione delle forme. Il volto, di un pallore bronzato, molto regolare nei lineamenti, usciva spiccatissimo dalla barba nera, corta, ricciuta; aveva una fronte alta da poeta, attraversata da una vena che si gonfiava facilmente nell’impeto della gioia o dell’ira. La bocca tagliava il nero cupo della barba con un mezzo arco sanguigno, spesso dischiuso, e tutto il volto si illuminava della gaiezza di quel riso, dove la spensieratezza, la bontà, lo scetticismo si alternavano, in una mobilità strana di espressione. Gli occhi erano molto belli, larghi, audaci, e col loro sguardo mobile e cangiante riflettevano le stesse gradazioni indecise del sorriso; gradazioni che davano a quella fisionomia un fascino naturale, quasi irresistibile, il solo che potesse spiegare le ardenti simpatie che Orlandi destava così nelle donne come negli uomini.

Era un gran parlatore; non diceva cose straordinarie, ma vestiva sempre il suo pensiero di una forma vivace, spontanea, che poteva non persuadere ma che trascinava. Gli amici gli pronosticavano una brillante carriera, come avvocato.

Strada facendo, la signora Letizia parlò di suo nipote; era l'argomento favorito. Del resto la buona donna non ne aveva parecchi a sua disposizione.

Quando furono innanzi un tratto, a sinistra, si presentò sulla spianata di una modesta piazzetta, il Santuario della Fontana.