Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/100

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92 Parte seconda.

subì questo discorso come una doccia d’acqua fredda.

Ad ogni parola di Margii, il principe si dileguava, l’eroe si rimpiccioliva, restava l’uomo — un uomo che divertivasi a piantare erba matricaria e a discorrere colle comari...

Ah! come Editta rimpianse nel suo immenso orgoglio quella notte trascorsa in sogni d’oro e tutta quella mattina ch’ella aveva sprecata ricamando fiori di seta su una tela volgare.

Ricacciò indietro le pazze illusioni che si erano curiosamente affacciate per un istante alla sua fantasia; si vergognò di aver potuto collocare così basso un pensiero, quasi un palpito, e avida di reazione, lasciò turbinare più violenti, più acri del solito i suoi sdegni superbi, la sua amara fierezza. E però fu mesta tutto il giorno, malcontenta, irascibile.

Margii, che non era diventata vecchia per nulla, vide tutte queste variazioni, e al quarto cambiamento d’umore sollevò sulla fanciulla il suo occhio chiaro, intelligente, pieno di benevolenza, come per domandare a sè stessa: Oh! vecchia Margii, la riconosci quest’aria?

Ma un altro avvenimento ruppe il filo alle investigazioni della buona donna e occupò Editta