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Una giovinezza del secolo XIX 91

la tavola, alle quattro e mezzo si pranzava; alla sera lavoro di nuovo, generalmente calze, una zia da una parte una zia dall’altra, sino all’ora di andare a letto. Alla domenica c’era la messa e la passeggiata: quasi mai uscivo nel corso della settimana e solamente per uno scopo ben determinato, una compera o una visita a qualche conoscente: ma questo accadeva di rado. Con tale nuova sistemazione delle mie giornate me ne venni a passare tutto il tempo in compagnia delle zie. Neppure la notte ero libera, perchè dal loro arrivo avevo dovuto abbandonare la mia cameretta che mi piaceva tanto, per dormire insieme a loro in un vasto stanzone occupato prima dallo studio di mio padre.

La zia Margherita era una grande lavoratrice, la zia Nina no. Al lavoro d’ago attendevo anch’io volontieri; cuciture, rappezzature, ricamo, calze; ero attivissima e la zia Margherita non mancava di riconoscerlo. Le preparavo qualche volta la sorpresa di terminarle un lavoro che le dava noia e allora ne’ suoi occhi neri e vivaci la pupilla si ammorbiva come per improvvisa tenerezza; nulla mi era più gradito di quel raggio, dolce come una luccioletta che trema nella sera sulla cima di un ramo. Gli occhi della zia Nina