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Una giovinezza del secolo XIX 107

causa della sua alta statura. La scatola arabescata, dove le mie zie conservavano gli oggetti sommari della loro toeletta, rappresentavano il doloroso insuccesso che egli ebbe sotto le spoglie di un elegante figaro che tutte le Rosine della città riconobbero immediatamente, tanto che l’anno appresso volle escogitare un trucco di nuovo genere. Ripudiando i travestimenti di lusso, sotto le umili spoglie di un contadino, coperto il volto di una rozza maschera, spingendo una carrettella di mele, uscì fuori trionfante in piazza e forse il trionfo lo avrebbe accompagnato fino all’ultimo se i suoi fratellini correndogli dietro e gridando a squarciagola: "Fermo dammene una!" non lo avessero subito scoperto. Si vede che mio padre non era nato per portare maschera.

Mio nonno Stefano, dunque, essendo rimasto solo a governare negozi e figliuoli, pensò di riammogliarsi e il modo col quale vi si accinse è abbastanza bizzarro per essere ricordato. C’era nei dintorni una donna che viveva sola prestando qualche servizio quà e là. Non più giovane, di costumi austeri, senza pretese, gli parve la persona meglio adatta al suo scopo, poichè d’amore non era il caso di parlarne, e così aspettandola un mattino mentre usciva dalla messa la arrestò senz’altro sul